Tel. 0862 311900
Le cooperative sociali
hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità, la promozione umana e l’integrazione sociale dei cittadini. Questa la definizione contenuta nella legge 381 che, dal 1991, ha regolamentato per la prima volta il mondo delle cooperative sociali, individuandone le caratteristiche e delineandone i contorni.
Cos’è che rende sociale quindi una cooperativa? Ci sono diversi elementi: il primo, anche questo contenuto nella legge 381/91, prevede che la base sociale di una cooperativa sociale debba avere almeno il 30% di soci svantaggiati: invalidi fisici, psichici e sensoriali, ex degenti di istituti psichiatrici, soggetti in trattamento psichiatrico, tossicodipendenti, alcolisti, minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare, i condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione.
Quel 30% se è davvero parte attiva è una risorsa ma è anche un impegno: il 70% restante ha, infatti, l’obbligo, il dovere ed il piacere di confrontarsi e misurarsi con persone che per esperienza di vita hanno un punto di vista “fuori dalla normalità”. E questo non è semplice, anzi. Richiede costanza ed il più delle volte anche la necessità di “andare più lenti” durante fasi di sviluppo e crescita imprenditoriale.
Tutte le cooperative sociali in quanto tali sono senza scopo di lucro.
In una cooperativa il gruppo deve avere la meglio sui singoli.
Accoglienza per migranti:
ll sistema di accoglienza in Italia opera su due livelli: prima accoglienza, che comprende gli hotspot e i centri di prima accoglienza, e seconda accoglienza, il cosiddetto SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).
In teoria, la prima accoglienza dovrebbe servire a garantire ai migranti primo soccorso, a procedere con la loro identificazione, ad avviare le procedure per la domanda di asilo. Dovrebbero essere procedure veloci, per poi assegnare i richiedenti asilo ai progetti SPRAR, ossia alla seconda accoglienza, fiore all’occhiello del sistema, un programma che riesce a garantire un processo di integrazione nei territori a 360 gradi, che va ben oltre il vitto e l’alloggio.
Ma i beneficiari del sistema di accoglienza (richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione sussidiaria e umanitaria) sono aumentati a dismisura dal 2014, a causa del numero crescente di arrivi via mare in Italia di persone che fanno domanda di asilo, entrando quindi nel sistema di accoglienza.
Il programma SPRAR per funzionare bene, garantendo una reale accoglienza e integrazione nel territorio, ha bisogno dell’adesione dei comuni, che i comuni diano cioè la loro disponibilità a gestire un progetto di accoglienza sul proprio territorio.
Moltissimi comuni non lo vogliono fare, nonostante i progetti siano pagati con soldi dello Stato: c’è allora, bisogno di una soluzione rapida, “di emergenza”, che viene individuata nei cosiddetti CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), un ibrido che formalmente rientra nella prima accoglienza a cui si accede spesso direttamente dai porti di sbarco, ma praticamente dà ormai un’accoglienza di lungo periodo come accade nella seconda accoglienza.
Le nostre principali attività ruotano attorno ad una accoglienza che ridia soprattutto DIGNITA' al migrante.

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